Abitazioni e territorio nuovi. Anzi no, ristrutturati

Abitazioni e territorio nuovi. Anzi no, ristrutturati

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Abitazioni e territorio nuovi. Anzi no, ristrutturati Redazione 1 May 2014

Raffaello Molina, titolare di RM Buildings & Architecture propone le sue riflessioni riguardo ad un fenomeno che a Lugano e in Ticino va assumendo un rilievo sempre maggiore. Quello della ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente.

Perchè le ristrutturazioni edilizie vanno assumendo un peso sempre maggiore?

“Le ragioni sono molteplici ma sostanzialmente possono essere ricondotte ad una motivazione principale. I terreni disponibili per nuove costruzioni situati in posizioni appetibili, vista lago o comunque soleggiati, sono pressoché finiti, oppure hanno raggiunto livelli di prezzo troppo onerosi per chi vuole costruire. Questa situazione finisce per rimettere automaticamente sul mercato delle aree, già edificate e che presentano costruzioni vecchie di 30-40 anni magari non prive di qualche pregio edilizio ma che abbisognano di un radicale rinnovamento per essere adeguate agli standard  tecnologici e alle esigenze di comfort imposte dal vivere e dall’abitare contemporaneo. A ciò si aggiunga il problema del riuso di un patrimonio edilizio in precedenza occupato da banche e istituzioni finanziarie e che poi è stato abbandonato o è in via di dismissione”.

Ristrutturare significa dunque recuperare spazio ma non solo …

“Infatti. Il tema delle ristrutturazioni deve prima essere visto in un’ottica di più ampio respiro. Nel progettare una ristrutturazione occorre infatti procedere in considerazione anche gli spazi e le aree circostanti in cui l’intervento va ad inserirsi. Il processo inizia da una revisione dei piani regolatori e degli enti competenti che devono diventare strumenti di una pianificazione aggiornata alle esigenze del vivere contemporaneo, prevedendo opportunità per uno sviluppo più maturo e consapevole circa l’utilizzo del territorio. Solo in un secondo momento si potrà parlare di ristrutturazione delle aree pubbliche (piazza, zone verdi, aree di svago ed altro) per arrivare a stringere sempre di più l’obiettivo fino a concentrarsi sul singolo edificio che a sua volta, se mantenuto, va ristrutturato”.

In questa prospettiva il temine ristrutturazione viene dunque utilizzato in un eccezione ben più ampia … “Direi che è necessario distinguere tra quattro diversi livelli di intervento:

  1. Obiettivo largo: * Pianificazione dell’intero territorio del Canton Ticino * anch’essa da ristrutturare (e qui utilizziamo in questo modo il termine “ristrutturazione”);
  2. Obiettivo medio: * Lo spazio urbano pubblico * che oggi è “vecchio” in tutti i sensi e quindi non più attraente, vivibile e godibile (e qui utilizziamo in un altro senso il termine “ristrutturazione”);
  3. Obiettivo stretto: * L’edificio * (pubblico, privato, più o meno storico) destinato (per questioni di mercato, di designazione, di cultura o di pianificazione) al proprio mantenimento e quindi ristrutturato (e qui utilizziamo con un altro significato ancora il termine “ristrutturazione”, quello più ordinario). In ogni caso non va dimenticato il fatto che un edificio ben ristrutturato è considerato tale se attorno ad esso l’ambiente viene ristrutturato, altrimenti l’esercizio ha scarso valore a fronte di un costo molto elevato);
  4. Obiettivo strettissimo: * Il tipo di ristrutturazione *, nel senso che la ristrutturazione significa recuperare qualcosa e portarlo al suo stato originale al 100% e non per metà nuovo”.

Quindi si tratta di un’operazione complessa e filologicamente molto attenta al recupero dei dettagli e dei particolari …

“Appunto. Si tratta di un esercizio difficile, ma utile a portare alla luce ambienti, colori, spazi, emozioni del passato, quando nella storia si viveva, si respirava, si vedeva con determinate sensazioni e percezioni. La ristrutturazione fifty fifty, invece, è secondo me un esercizio limitativo, non più di moda, culturalmente riduttivo e dal sapore troppo agrodolce quindi, in questo caso, meglio optare per una demolizione completa dell’edificio”.

Che genere di edifici vengono generalmente sottoposti a lavori di ristrutturazione?

“E’ difficile parlare di una particolare tipologia di edifici perchè i casi spaziano dall’intero stabile situato in un contesto urbano alla villa isolata in riva al lago. Noi siamo molto impegnati già da alcuni anni in lavori di ristrutturazione di alcune ville storiche ticinesi che presentano interessanti valori architettonici ma che sono state completamente ristrutturate per venire incontro ai desideri dei nuovi proprietari”.

Quali problemi vanno affrontati per portare a termine in Ticino la ristrutturazione di un edificio già esistente?

“Prima di tutto occorre risolvere una serie di procedure amministrative che differiscono in parte da quelle relative alle nuove costruzioni. Le cose si complicano ulteriormente laddove, trattandosi di edifici storici o sottoposti a particolari vincoli ambientali bisogna sottostare al parere delle istituzioni preposte alla tutela del patrimonio artistico e architettonico”.

E dal punto di vista propriamente edilizio?

“Occorre innanzitutto procedere ad una puntuale analisi della struttura dell’edificio e, ove necessario, intervenire in modo adeguato per il suo rafforzamento. Quindi si avviano tutti gli interventi necessari che riguardano un edificio nella sua interezza, sia all’interno sia all’esterno. Sono trasformazioni che comportano cambiamenti sostanziali: cambio d’uso, aspetto estetico, dimensione dell’edificio o addirittura la ricostruzione dello stabile. Nella ristrutturazione di edifici che hanno 10 o più anni di età bisogna tenere conto di come si sono trasformate le esigenze delle famiglie riguardo all’organizzazione degli spazi, della nuova sensibilità emersa negli ultimi tempi riguardo al risparmio energetico e al rispetto dell’ambiente e, naturalmente, dell’evoluzione del gusto in fatto di estetica”.

Questa nuova tendenza può a suo giudizio rappresentare una prospettiva importante per un futuro ridisegno della città di Lugano e più in generale delle aree più urbanizzate del Ticino?

“Personalmente sono abbastanza convinto che, anche se per ora si tratta ancora di interventi di nicchia, si sia di fronte ad una grande opportunità per procedere al risanamento di lembi di città che richiedono un profondo rinnovamento. L’obiettivo è in definitiva quello di realizzare una nuova qualità dell’abitare. Lo impongono il degrado di molti quartieri e zone del nostro territorio “Bel Ticino”. In sostanza c’è bisogno di ridisegnare e ricostruire, in modo sostenibile e in un’ottica ambientale compatibile, parte del patrimonio edilizio del Cantone. Anziché prevedere il consumo di nuovo territorio, si dovrebbe rigenerare il patrimonio edilizio invecchiato, sia residenziale che produttivo, alberghiero o ex finanziario, come occasione per ridisegnare la città. Si tratta di una concezione culturale del territorio che punta alla qualificazione del sistema “vivere il tuo spazio e quello di tutti” e che presuppone l’attivazione di strumenti di riconversione della pianificazione del territorio generando non semplicemente una modifica del prodotto finale, ma un approccio ad un nuovo e diverso modo di intendere la ristrutturazione e la riqualificazione degli spazi, in sostanza una nuova ottica dell’abitare”.